I domenica di Quaresima 2010

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Il Vangelo della Domenica


Gesù, in cui abita la pienezza della Spirito Santo è condotto nel deserto, dallo stesso Spirito.
Questo particolare riferito dall’evangelista Luca non è da trascurare.
Lo Spirito conduce Gesù nel deserto perché proprio in quel luogo Lo aspetta un’importante missione. Quale? Sant’Ambrogio mettendo in relazione il vecchio Adamo con il Nuovo affermava che mentre il primo uomo cacciato dall’Eden dovette trovare rifugio nel deserto della tribolazione e della prova, Gesù, l’Uomo Nuovo scegliendo di iniziare la sua missione dal deserto mostrava tutta la sua volontà di ricondurre l’umanità verso il Paradiso perduto. In questo movimento ascendente di Gesù non si può fare a meno di evidenziare il piano d’amore di Dio. Un Dio che non rimane indifferente dinnanzi alla miseria dell’uomo. L’uomo grida nel deserto della tribolazione, il Signore risponde e manda il Figlio per riscattarlo!
Il Signore vuole rialzare l’uomo dalla polvere, per questo l’Amore lo sospinge là dov’è l’uomo, ossia nel deserto, il luogo della prova, laddove la polvere annebbia la vista ed il tormento del caldo spazientisce e scoraggia il cammino.

L’uomo ingannato dal serpente nell’Eden è privato del Paradiso e cacciato nel deserto, il Cristo vincitore sul serpente antico riconduce l’uomo al Paradiso perduto. L’uomo cedendo alla tentazione del farsi come Dio decade dal suo stato di gloria, il Cristo rinunziando alla tentazione della gloria, abbassandosi fino ad abbracciare la croce, rialza l’uomo dischiudendogli orizzonti di Cielo. L’uomo smarrisce la strada, Cristo riconduce alla Meta.
Come poteva, infatti, l’uomo ritrovare la strada per il Cielo se non per mezzo di Colui che ha detto di sé “Io sono la Via”? O come poteva assicurarsi l’ingresso in Cielo se non per mezzo si Colui che ha detto ai suoi discepoli “Io sono la Porta”?

Quando ci troviamo nel deserto della prova e della tentazione, abbandoniamo ogni soluzione che sia sotto il Cielo, perché nel deserto guardando a terra non si vede che sabbia. Alziamo piuttosto lo sguardo al Cielo, e nella notte della vita quando nel firmamento brillano le stelle, stiamo pur certi che la più luminosa ci indicherà il cammino. Alzando gli occhi al Cielo ed invocando l’aiuto di Dio, la Sua mano tesa non tarderà ad afferrare la nostra.

Il Signore che in questo tempo di Quaresima ci invita a portare la croce e a rinnegare noi stessi, ci aiuti nel combattimento quotidiano contro l’insidioso spirito della superbia.
Diceva il nostro santo Fondatore Paolo della Croce: “Gettate il vostro nulla in quel vero tutto che è Dio, e con alta fiducia combattete da valorosi guerrieri, stando certissimi di uscirne vittoriosi”.

La voce dei Padri della Chiesa

Dice S.Ambrogio:
Colui che nel paradiso, senza guida, smarrì la via assegnatagli, come avrebbe potuto, senza guida, riprendere nel deserto la via smarrita, lì dove le tentazioni sono moltissime, difficile lo sforzo verso la virtù, facile la caduta nell’errore? La virtù è un po’ come le piante dei boschi: quando sono ancora basse salgono da terra verso il cielo; quando la loro età cresce nel tenero fogliame, esposte come sono al pericolo di denti crudeli, possono essere facilmente tagliate e inaridite. Ma quando l’albero si sia stabilito su profonde radici, e si erga con l’altezza dei rami, invano sarebbe attaccato dai morsi delle fiere, dalle braccia dei contadini e dal soffio delle procelle”.

Confr. Daniele Curci, cp

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