II domenica di Quaresima 2010
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II Vangelo della Domenica
Abbiamo lasciato Gesù nel deserto per ritrovarlo ora su di un monte. Nel deserto il Nuovo Adamo rifiutando la grande tentazione del messianismo glorioso ha scelto la via della croce., sul monte, sfolgorante di luce, in candide vesti, anticipa ai suoi la gloria futura, la vittoria già realizzata attestando in maniera inequivocabile una realtà sconcertante: Egli è il Signore.
La trasfigurazione tuttavia non intende semplicemente rivelare il futuro che attende Gesù, non è soltanto la rivelazione anticipata della sua futura Risurrezione, ma è un’autentica rivelazione di ciò che Gesù è già: il Figlio di Dio.
Gesù porta con sé alcuni discepoli, sono gli stessi che lo seguiranno da vicino nel Getsemani, nell’ora della prova. L’intento pedagogico del Maestro è evidente.
La via del discepolo è come quella del Cristo, ugualmente incamminata verso la Croce e verso la Risurrezione. E se per Gesù come ci attesta l’episodio della trasfigurazione, la Risurrezione non è una realtà semplicemente futura, ma presente e anticipata, ugualmente possiamo dirlo dei discepoli. La comunione con Dio è già operante. Di tanto in tanto infatti questa realtà profonda e pasquale, normalmente nascosta, affiora. Nel viaggio della fede non mancano momento chiari, momenti gioiosi all'interno della fatica dell'esistenza cristiana. Occorre saperli scorgere e saperli leggere. Il loro carattere è però fugace e provvisorio, e il discepolo deve imparare ad accontentarsi. Pietro desiderava rendere eterna quell'improvvisa visione, quella gioiosa esperienza: «Maestro, è bello per noi stare qui. Facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia».
Il povero Pietro estasiato dall’esperienza vissuta, ci dice l’evangelista, « non sapeva quel che diceva», stava sbagliano direzione, stava perdendo di vista la via, quella della croce, la via buia dietro a cui si cela il giorno senza tramonto.
I momenti gioiosi e chiari disseminati nella vita di fede non sono il definitivo, ma soltanto una sua pregustazione: non sono la meta, ma soltanto un annuncio profetico di essa. La strada del discepolo è quella della Croce. Dio spesso offre un'anticipazione della gioia futura per ricordarci quando si fa buio, che una luce sfolgorante ci attende per rischiarare eternamente i nostri giorni.
Per intraprendere questo cammino, per camminare sulla via della croce dietro a Gesù occorre fede, una fede eroica, come quella di Abramo descritta nella prima lettura, che seppe fidarsi di Dio ed affidargli la guida della propria vita, le redini della propria esistenza.
Benedetta disillusione che ci costringe a cercare il vero volto di Dio, che ci mette dinanzi alle esigenze forti di una fede che si va svincolando da visioni infantili.
Credere è innanzitutto riconoscere e accettare il non facile compito di "essere uomini", cioè, da un lato la nostra radicale povertà, dall'altro l'indiscussa grandezza che siamo chiamati a liberare. Un po' come da un blocco di marmo grezzo che imprigiona un'originale opera d'arte. Ci vorranno colpi di scalpello guidati da un'immagine già presente nell'artista: quell'impronta divina impressa in noi fin dalla creazione.
Concedimi, Signore, sprazzi di luce che mi permettano di non perdere di vista la meta, e coraggio di affrontare le asperità della salita.
La voce di un dottore della Chiesa
Dice S. Giovanni della Croce:
Chi cerca Dio volendo rimanere nei propri gusti e nelle proprie comodità, lo cerca di notte e quindi non lo trova. Colui invece che lo cerca mediante le buone opere e l'esercizio delle virtù, lasciando il letto dei suoi gusti e dei suoi piaceri, lo cerca di giorno e quindi lo trova, perché ciò che è introvabile di notte, si scopre di giorno.
Confr. Daniele Curci, cp



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